venerdì 21 luglio 2017

Un libro a settimana: LA CASA TONDA

Buon venerdì a tutti! In questo periodo sto letteralmente divorando libri, sarà che mi sto concedendo del tempo per il relax tutto per me, sarà che i libri acquistati insieme alla mia amica Dani mi hanno proprio conquista. Oggi vorrei parlarvi del romanzo di Louise Erdrich: La casa tonda, edizione Feltrinelli.

PREMESSA IMPORTANTE
Non si può leggere un romanzo di Louise Erdrich senza tenere conto che la scrittrice è un’indiana Chippewa e che l’appartenenza ad una tribù indiana deve essere certificata con prove che mostrino un’eredità indiana per almeno un quarto di sangue. 
In questo romanzo, “La casa tonda”, si parla di un crimine purtroppo frequente ovunque - una donna viene stuprata. Nella postfazione si dice che, secondo un rapporto di Amnesty International del 2009 (il libro è ambientato nel 1988) una donna indiana su tre verrà violentata nel corso della vita, l’86% dei colpevoli non sono indiani e pochi vengono perseguiti a termini di legge. Nel 2010 Byron Dorgan, allora senatore del North Dakota, presentò il disegno di legge Tribal Law and Order Act. Firmando il disegno in legge, il presidente Barack Obama definì la situazione "un'onta per la nostra coscienza nazionale". Ci sono moltissime organizzazioni che lavorano per restituire giustizia e garantire la sicurezza delle donne indiane.  Uno dei punti chiave del romanzo è questo : la donna che è stata vittima della violenza non sa dove questa sia avvenuta, le era stata messa una federa sulla testa, e, se la giustizia ha le mani legate nel caso non si sappia se il luogo fosse di proprietà statale, federale o tribale - a chi tocca emettere la sentenza?

LA TRAMA
Non è una famiglia comune, quella che è al centro de “La casa tonda”. Il padre del tredicenne Joe, protagonista ed io narrante del romanzo, è il giudice Coutts, la madre lavora nell’ufficio che gestisce le pratiche di appartenenza alle tribù - sa tutto di tutti. E la lettura preferita del giovane Joe è “Il manuale di diritto federale indiano”. Quando, una sera, Geraldine, la madre di Joe, non rientra, il marito e il figlio non si preoccupano subito. Lei ritorna a casa, è perfino riuscita a guidare l’automobile, non si sa come, perché l’uomo ha usato una violenza brutale su di lei. Geraldine è riuscita a scappare mentre lui andava a cercare i fiammiferi - aveva già versato la benzina, voleva darle fuoco. Il trauma è tale che Geraldine si chiude in un mutismo assoluto, rifiuta il cibo, non esce dalla sua stanza, sembra abbia staccato la spina e rinunci a vivere. Eppure deve sapere chi sia l’aggressore.Toccherà al figlio Joe intervenire per cercare di far luce sulla vicenda.

PERCHE' MI E' PIACIUTO
L’inizio del libro è molto bello, c'è tutta la spontaneità della voce di Joe che ci racconta di sé, della sua famiglia, dei suoi tre amici, soprattutto di Cappy che è quasi un fratello per lui. E questo - ci è subito chiaro - è un romanzo di formazione speciale, perché la prova che Joe dovrà superare, quella che segna il passaggio all’età adulta, è quanto di più difficile e doloroso si possa immaginare. Devo essere sincera la prima metà del libro procede un po' lenta, dovete resistere ed andare oltre, nel romanzo infatti troverete il filone del thriller: chi è il colpevole? Perché ha scelto Geraldine come vittima? E chi ha nascosto quarantamila dollari nella bambola trovata da Joe? E la bambola, di chi è, o di chi era?

LEGGILO ASSAPORANDO...
io mi sono gustata delle belle e fresche birre... che troverete anche nel libro